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La visita, durante la quale una guida fornisce tutte le informazioni sulla Grotta Gigante, dura in media 50 minuti. Dopo una prima rampa, il sentiero in lieve discesa porta alla Grande Scalinata, arditamente costruita con 360 gradini in pietra appoggiati alle rotaie offerte dalla Direzione dell’allora ferrovia austro-ungarica per il sostegno degli stessi.
La visione dall’alto è grandiosa: sembra di vedere, di notte, una valle lontana. I fari illuminano un grande portale ad arco da cui pendono grosse stalattiti coniche; al di là si scorge una parte della Grande Caverna. Con un percorso di rampe a zig-zag si arriva ben presto alla base della caverna. Lo spettacolo è imponente per le eccezionali proporzioni della cavità e, grazie alla sapiente illuminazione, vengono messi in evidenza tutti quei particolari e quelle migliaia di concrezioni che la natura ha saputo creare, tingendole con tutte le tonalità di colore, che vanno dal giallo, al rosa, al rosso carico, dovute alla presenza di ossidi di ferro presenti nell’acqua di percolazione.
Il percorso continua attorno alla base della Grande Sala, passando vicino a grandi concrezioni quali il Pulpito e la Palma (quest’ultima alta 7 metri dalla base) e affiancando poi il Palazzo delle Ninfe, un vero mare di stalattiti e stalagmiti.
Le stalattiti con le foglie: quasi tutte le stalagmiti presenti nella Grotta hanno la caratteristica forma a “pila di piatti”, dovuta all’impatto violento delle gocce che, cadendo da notevoli altezze, si polverizzano disperdendo su ampie superfici il bicarbonato di calcio in esse contenuto, con forme sempre diverse che fanno assomigliare queste formazioni ad alberi dai cui tronchi spuntino delle eleganti foglie.
Si prosegue in leggera salita per raggiungere la Colonna Ruggero, la più alta stalagmite presente in grotta, 12 metri di altezza per quasi 4 di larghezza. Oltrepassata la stessa, sempre salendo, si arriva alla Sala dell’Altare, corta galleria simile a una piccola caverna, dove si possono vedere le grandi stalattiti presenti e una vaschetta calcitica con acqua. Da qui inizia la vera e propria salita, chiamata”sentiero Carlo Finocchiaro”, in memoria del grande speleologo triestino che per trent’anni diresse la Commissione Grotte “Eugenio Boegan”, il più antico gruppo speleologico del mondo. Una serie di rampe di scale, inerpicandosi a fianco della parete, portano accanto alla Galleria Nuova, non visitabile, dando così modo di poter ammirare da altre prospettive la maestosità della Grande Caverna.
Una comoda galleria artificiale, che sbocca esattamente sul punto più alto della grotta, porta ora al Belvedere, terrazzo posto a circa 100 metri d’altezza, dal quale si possono vedere centinaia di stalattiti pendere dalla volta ma soprattutto dominare con una visione mozzafiato l’immensa caverna che si spalanca sotto i piedi. Una breve ulteriore salita, durante la quale si incontra lo scheletro dell’ursus speleus (già abitante in questo posto), porta all’uscita…”a riveder le stelle”.
la visita si conclude con l’attraversamento di una breve forra, dove un piccolo giardino botanico contiene la vegetazione peculiare degli ingressi delle voragini del Carso, e per finire una serie di vaschette di corrosione, tipico esempio di dissoluzione superficiale del calcare.
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